In un momento storico, in cui le terme e il termalismo vivono come sospesi tra la necessità di definire percorsi e sostegni specifici e l’attesa di comprendere quale destino avrà la proposta di riconoscere definitivamente il rimborso delle cure sanitarie all’estero (al momento in cui si scrive forte è l’opposizione di alcuni Stati membri sul tema e non è affatto scontato che il Parlamento Europeo alla fine del 2010, deadline prevista per l’approvazione di una risoluzione in materia approvi un testo coerente con quello approvato il 23 aprile 2009), vi è il tentativo delle regioni di valorizzare, per quanto di loro competenza, il comparto termale. E’ questo il caso del Trentino: un recente disegno di legge (3 febbraio 2010, n. 93, di iniziativa dei consiglieri provinciali Renzo Anderle, Salvatore Panetta, Giorgio Lunelli, Marco Depaoli e Gianfranco Zanon – Unione per il Trentino) contiene alcuni spunti di interesse che meritano di seguito, ancorché in forma sintetica, la nostra attenzione.
Il disegno di legge in parola si presenta quale integrazione alla l.p. 20 giugno 1983, n. 21 (Interventi per lo sviluppo delle attività idrotermali). Nel dettaglio, si prevede di:
a) integrare l’apposita commissione tecnica prevista per le attività termali nella provincia di Trento con un rappresentante del coordinamento tra le aziende termali (cfr. infra sotto);
b) realizzare iniziative dirette a sperimentare presso gli stabilimenti termali programmi e attività di prevenzione e di promozione di corretti stili di vita;
c) installare negli stabilimenti termali impianti di produzione di farmaci e cosmetici che abbiano come base le acque termali;
d) sviluppare l’attività di ricerca sui prodotti di cui al punto sub c) e relative azioni di promozione e commercializzazione;
e) promuovere progetti di certificazione di sistemi di qualità aziendale, certificazione di prodotti e certificazione ambientale;
f) realizzare una stabile forma di coordinamento tra le aziende termali operanti sul territorio provinciale, al fine di erogare servizi comuni, promuovere in maniera coordinata l’offerta di cure termali, di migliorare complessivamente le prestazioni rese agli utenti. Tale forma di coordinamento, la cui forma giuridico-organizzativa è oggetto di apposito approfondimento da parte degli attori, dovrà raccordarsi con la Trentino spa, la società pubblica di marketing provinciale, all’interno della cui struttura, il disegno di legge prevede l’inserimento di una figura di riferimento per le problematiche termali.
Le disposizioni contenute nel disegno di legge n. 93 permettono alcune considerazioni di carattere generale, in specie avuto riguardo al possibile sviluppo di ANCOT e delle attività e i progetti che hanno interessato l’Associazione in questi ultimi anni. In primis, vale la pena sottolineare che il disegno di legge in parola risulta coerente con le previsioni normative contenute nella l. n. 323/2000 (riforma del comparto termale), laddove “spinge” per giungere a forme di certificazione. Si tratta di un passaggio essenziale per accreditare maggiormente le cure termali, alla stregua di quanto accade nel comparto sanitario e socio-sanitario in generale. Alle azioni e interventi di certificazione è utile attribuire importanza, soprattutto laddove detti interventi possono essere condotti in stretto collegamento con le strutture ricettive e turistiche in senso lato, così da permettere una integrazione sostenibile di quel territorio, in cui le cure termali vengono erogate.
In secondo luogo, preme evidenziare l’opzione relativa alla costituzione di una forma di coordinamento stabile sul territorio che permetta una maggiore e più efficace azione delle aziende termali. Con riferimento ad ANCOT, si ritiene che una simile proposta potrebbe trovare nell’ambito associativo dell’Associazione nazionale dei comuni termali (alla quale già alcuni comuni trentini aderiscono) un terreno naturale di accoglimento. Si potrebbe invero immaginare che questa forma di coordinamento potesse coincidere con l’articolazione territoriale che la nuova versione dello statuto di ANCOT prevede per le realtà regionali. Anche a prescindere dal collegamento con ANCOT, tuttavia, si tratta di una proposta che va nella direzione auspicata (anche da ANCOT) di trovare formule e modalità di raccordo e di promozione coordinata che, indubbiamente, se efficacemente implementate, possono soltanto contribuire alla crescita e allo sviluppo delle attività termali.
In terzo luogo, questo sviluppo è altresì sostenuto dalla previsione di impianti che permettano la produzione di farmacie e cosmesi e di azioni conseguenti di promozione e commercializzazione. Anche in questa direzione, si può ritenere che ANCOT abbia agito da precursore, almeno sotto il profilo della promozione e della commercializzazione dei prodotti termali. Infatti, in questo senso, si ricorda il recente protocollo sottoscritto tra ANCOT e l’associazione delle farmacie comunali del Triveneto (Assofarm NordEst) (cfr. su questo sito http://www.comunitermali-ancot.it/dettaglio.php?Id=42). Invero, si segnala che già in alcuni casi, sono state avviate iniziative di cooperazione e collaborazioni tra stazioni termali e farmacie comunali, attraverso le quali il cittadino può venire a conoscenza delle caratteristiche, delle specificità e terapie offerte dalle prestazioni termali.
In ultima analisi, il disegno di legge in parola ha il pregio di valorizzare le cure termali, in uno con la (ormai innegabile) necessità di raccordo tra le stesse e la promozione turistica e territoriale di una determinata area, attribuendo alle stesse un elevato valore scientifico e, allo stesso tempo, una funzione di marketing territoriale.
V.di Normativa - Disegno di Legge 3 febbraio 2010, n. 93 Provincia Autonoma di Trento - Modificazioni della Legge provinciale 20 giugno 1983, n.21 Interventi per lo sviluppo delle attività idrotermali